L’ultima lettera Bolzano 12 gennaio 1943

BIELLA La storia della famiglia Guerrisi – la famiglia vive a Biella in Piemonte, originaria di Reggio Calabria. Partendo dalla documentazione originale di Domenico Guerrisi, con la lettera scritta a Bolzano il 12 gennaio del 1943, Deportazione e Resistenza. La famiglia negli ultimi anni conosce il nonno Domenico, deportato nel lager di Dachau a soli 21 anni “una storia di una famiglia che diventa storia nazionale ed internazionale, perchè di tale ampiezza furono le vicende della Resistenza nel nostro Paese.

.

124696517_367573707649029_3592373590523028078_n

Guerrisi Domenico Rocco 

Nato il 26/08/1921 a Polistena (RC)

Ultimo indirizzo: Via Timpa 25 Polistena

Padre: Guerrisi Vincenzo

Madre: Pronestì Maria Concetta

moglie: Dieni Concetta

Queste sono le parole che ha scritto, nel gennaio 1943: Carissimo zio, vi do notizia della mia ottima salute, e cosi spero sentire da voi e parenti. Vi do purtroppo una notizia poco allegra, cioè che mi trovo in prigione, denunciato il perchè sono scappato  a casa. Vi prego casa , di spedirmi un pò di moneta perche mi trovo senza un soldo e non so neanche quando mi condurranno al carcere giudiziario basta , porgete i miei più cari saluti in famiglia da me vi ricevete i più affettuosi abbracci, e sono vostro affettuoso nipote. Guerrisi Domenico

ggggggguuuu-1

Domenico Guerrisi, nato a Polistena (Reggio Calabria) il 26 agosto 1921, residente a Polistena in Via Timpa n° 25 (Reggio Calabria).

In servizio presso il 52º Reggimento Artiglieria, Divisione Fanteria Torino– Arma o Unità: Artigliere, fu Vincenzo Guerrisi e Maria Concetta Pronestì.

Venne chiamato alle armi dal Distretto Militare di Reggio Calabria, venendo assegnato al 52º Reggimento Artiglieria, Divisione Fanteria Torino.

Il 12 gennaio 1943, scrive una lettera allo zio: dove dichiara che si trovava in carcere, perchè cerca di ritornare dalla famiglia a Polistena, dal documento dell’Ufficio del Distretto militare di  Reggio Calabria, risulta, che Domenico si ribella alla guerra, si trova recluso nel carcere di Peschiera del Garda (Verona) per diserzione e insubordinazione. Condannato dal tribunale militare di guerra di Verona con sentenza del 31 marzo 1943, alla pena di anni sei e mesi sei.

Sempre dagli atti dell’Ufficio del Distretto militare di  Reggio Calabria, risulta, che in data 8 settembre 1943, mentre si trovava nelle carceri  di Peschiera del Garda, viene deportato in Germania in seguito all’evacuazione, ordinato dai tedeschi. Di lui si ebbero notizie sino al giorno 8 settembre del 1943, giorno dell’Armistizio, firmato dal Generale Badoglio, Armistizio che portò allo sbandamento dell’Esercito Italiano.

Si veniva così a conoscenza che, il Guerrisi arriva nel campo di concentramento di Dachau il 22 settembre, gli assegnano il numero di matricola 54230. La famiglia non ha più notizie di Domenico.

Gli internati venivano sottoposti a terribili sevizie, violenze fisiche e psicologiche, molestie, abusi ed altro. Abbiamo notizie da questo articolo (https://www.labottegadelbarbieri.org/i-primi-italiani-ribelli-da-peschiera-del-garda-a-dachau/?fbclid=IwAR1UzOKJRuaWPLYIUxPYLBS6DER4GBDkABHHvKMylHCXu3yGIc8RsNalYWA); All’alba del 22 settembre ecco Dachau: tra cani lupo e SS i 1800 prigionieri si fanno a piedi sotto la pioggia altri tre chilometri sino al campo. La prima impressione è positiva: “Tutto ordinato, fiori, piante, baraccheforse c’è la protezione della Croce Rossa”. Oltre la scritta “Arbeit macht frei” sono i primi italiani a entrare in campo di concentramento. Cinque minuti dopo è follia: ordine di svestirsi totalmente, lì, sul piazzale, all’aperto, sotto la pioggia. E a lungo restano in attesa di chissà cosa: operazioni di schedatura, depilazione, disinfezione e doccia. Poi qualcuno porta via le loro cose. Per non farsele prendere e difendersi dal freddo, ne fanno piccoli falò: “Abbiam acceso camicie, un po’ di fuoco per scaldarci” ricorda Michele Lupoli. Dai fagotti arrivano sui fuochi portafogli, fazzoletti, mutande, maglie. “Che coraggio gli italiani!” apprezzano altri prigionieri e uno spagnolo li avvisa: “Attenti, rischiate la fucilazione!”. Poco dopo con le prime nerbate il kommandoführer li dichiara sabotatori con tanto di triangolo nero. Botte, numeri, vesti, castelli, sbobba: tutto è assurdo, punizioni come sistema lager. Ma non è che l’inizio. Pochi giorni dopo li invitano a far rapporto su ciò che non va: si fa avanti una dozzina d’audaci. Senza conferire tornano dopo ventiquattr’ore di stehzellen, “digiuni in piedi in cunicoli verticali stretti e chiusi come bare, così angusti da neppur star rannicchiati”. Poi fan loro calare i calzoni, li chinano sul tavolo e, a partire dal bersagliere romano capodrappello, ricevono ognuno 25 nerbate perché “le lagnanze son manifestamente infondate”.

In data 17 ottobre 1944, un amico commilitone  Albanasteri Filippo invia una lettera alla famiglia, veniva affermato che il 20 settembre del 1943 erano stati catturati dai tedeschi e portati al campo di Dacao [nda Dachau] dove rimasero assieme fino al 13 ottobre. Poi riferisce che furono ancora assieme fino al 7 marzo 1944 e che poi questo amico lo divisero da Domenico Guerrisi il 17 ottobre 1944 e lo portarono nel Tirolo superiore. Poi questo commilitone venne riportato a Dacao, e dice che da quel giorno che li separarono non lo vide più. […].

Trasferito al campo di concentramento di Buchenwald il 4 dicembre 1944, registrato con il numero detenuto 101.172. Viene assegnato al campo di lavoro di Ohrdruf ( faceva parte del complesso concentrazionario di Buchenwald). Le condizioni di vita a Ohrdruf erano molto poveri; il 12 gennaio 1945 Domenico, si trovava in un gruppo di detenuti malati, trasferito di nuovo al principale campo di Buchenwald con il numero di matricola 106.504. Ospite nel blocco 67 viene messo a lavorare sul posto di lavoro Unità “20 a”; numero che si riferisce alle persone “invalide”. All’inizio di aprile del 1945 i migliaia di prigionieri furono costretti  alle marcia della morte , marcia forzata di prigionieri, di guerra o altra natura, sottoposti a digiuno, fatiche fisiche estreme, esposizione agli elementi, esecuzioni sommarie o maltrattamenti che ne provocano la morte. Il Guerrisi deceduto a 23 anni, tra la fine di gennaio e aprile del 1945, con migliaia di deportati.

La seconda lettera,  scritta dal commilitone il sig. Albanasteri Filippo.

007

.008

.010

Negli anni cinquanta del novecento gli conferiscono la medaglia Croce al merito di Guerra come deportato in Germania dopo l’8 settembre 1943. In data 2 giugno 2017 è stato disposto il conferimento della Medaglia d’Onore alla memoria del soldato Guerrisi Domenico.

.

1) Nuovamente scomparsa la “vecchia” banca dati delle sepolture

https://dimenticatidistato.com/2016/01/18/nuovamente-scomparsa-la-vecchia-banca-dati-delle-sepolture/

2) ELENCO ALFABETICO COMPLETO CON DATI DI BASE

https://dimenticatidistato.com/2016/04/02/elenco-alfabetico-completo-con-dati-di-base/

3) Scompare per l’ennesima volta la “vecchia” banca dati dei caduti e dispersi della Seconda Guerra Mondiale https://dimenticatidistato.com/2020/02/16/scompare-per-lennesima-volta-la-vecchia-banca-dati-dei-caduti-e-dispersi-della-seconda-guerra-mondiale/

4) Deportati a Dachau, Buchenwald, Gross Rosen, Natzweiler e Neuengamme

https://dimenticatidistato.com/2016/09/08/deportati-a-dachau-buchenwald-gross-rosen-natzweiler-e-neuengamme/

© Tutti i diritti riservati.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...