Famiglia Milano Marchesi di S. Giorgio e Polistena

La famiglia Milano, originaria della Spagna, il suo primo antenato era Goffredo vissuto nel 1200 “Baronel del Milan”, dalla sua baronia deriva il cognome Milano tramandato ai suoi discendenti. Famiglia, trapiantata nel Regno delle due sicilie, al seguito di Alfonso d’Aragona (figlio del Re d’Aragona Giacomo I d’Aragona).

Stemma della famiglia Milano.
Stemma della famiglia Milano, ‘‘DELLA CASA MILANO’’ LIBRI QUATTRO, Dedicati e Consecrati dall’ Abate Expilly (https://books.google.it/books?id=82RNK4ksmdcC&pg=PP7&hl=it&source=gbs_selected_pages&cad=2#v=onepage&q&f=false).

I Milano Franco d’Aragona, Principi di Ardore, Duchi di San Paolo e Marchesi di San Giorgio e Polistena, amministratori illuminati di un vasto territorio che si affacciava sia sul Mar Tirreno che sul Mar Ionio.

Alla fine del XIX sec. si unirono, per matrimonio, con la famiglia Riario Sforza.BLASONARIO DELLA CALABRIA

Stemma famiglia Milano e di Polistena Santa Marina, G. Pacichelli  1701.

Quando poi Giacomo Milano salì alla dignità di Principe di Ardore e stabili a Polistena la sua residenza, essa è cresciuta in bellezza e in grandezza, divenne un centro ricco di chiese e conventi.

stemma-milano

I Signori, cui ebbe la nostra Città della famiglia Milano, furono Baldassare il giovane, che vinse, come si è detto, la lite contro i Cordovesi e mori nel 1570.

Giacomo suo figliouolo il quale nel 1596 ottenne il titolo di Marchese sopra la terra di San Giorgio – Baldassare II morto 1607. – Giovan Domenico, suo fratello, morto nel Luglio 1615. Giovanni Junior figliuoli di costui – Giacomo, che ottene il titolo di Marchese sopra Polistena e quivi mori nel 1693. – Giovanni figliuolo di lui – altri forse ancora che i Repertori non menzionano – e da ultimo Giovan Domenico, sotto il quale, aboliti i feudi, cessò la Signoria.

(Domenico Valensise in ”Monografia di Polistena”)

stemma-milano

<<Da 250 anni Casa Milano dei Grandi di Spagna, con la dignità di principi imperiali, fino al 1510, ha governato il feudo di Terranova con annessi 12 Comuni e con Corte, ivi residente, avente giurisdizione Civile e Mista e con Dicasteri. Il titolo prima era di Barone di Polistena, poi cambiando con quello del Marchese di Postiglione, al quale a dato altro piccolo feudo.

Quando terminavano i 250 anni di governo di Casa Milano, il regno di Napoli aveva diviso il dominio tra il Re di Francia Luigi XII e il Re Cattolico. I rispettivi eserciti ingaggiarono una battaglia sotto Seminara, e vinse Spagna, Duce Ferdinando di Cordova, detto il Gran Capitano. Il Principe Milano si trovava a Parigi.

E da ciò prendendo pretesto il Cordova, per descriverlo come partigiano di Francia, gli fece togliere il feudo, di cui fu lui investito con diritto ereditario. Lo trasmise per successione alla figlia Elvira, la quale morendo lo lasciò al figlio nomato Consalvo Duca di Sessa, che fu ospite a Polistena nel Palazzo Peschiera di Ramirez Salazar.

Dopo 12 anni il feudo di Terranova coi 12 Comuni fu rivendicato dal Marchese  D. Baldassare Milano. Al quale allora grandi festeggiamenti fecero Polistena e San Giorgio; e su di un arco all’entrata di San Giorgio fu inciso un distico scritto da Tommaso Campanella.>>

(Pasquale Calcattera in ”Monografia di Polistena”)

Cronache ed Antichità di Calabria, la seconda opera del Teologo Girolamo Marafioti dei PP. Minori osservanti dedicata all’Ill. e Ecc. D. Baldasare Milano Marchese di S. Giorgio e Signore di Polistena, stampata in Padova a cura degli Uniti 1601.

img-20190109-wa0003 - copia
Girolamo Marafioti, ”Croniche et antichità di Calabria”. Conforme all’ordine de’ testi greco, & latino, raccolte da’ più famosi scrittori antichi, & moderni …, Padova, Ad instanza de gl’Uniti, 1601.
img-20190109-wa0002 (2)
D. Baldasare Milano Marchese di S. Giorgio e Signore di Polistena. Girolamo Marafioti  ”Croniche et antichità di Calabria” 1601.
img-20190109-wa0010 (6)
G. Pacichelli 1701, all’ Eccellentiss. Sigr. D. Giovanni Milano Franco Marchese di Polistina & c.

Giovanni IV (1677), Marchese di San Giorgio sposò donna Placida Franco, a seguito di matrimonio diventa Marchese di Postiglione, che poi fu trasferito nel 1669 a Polistena. Al cognome Milano si aggiunge Franco.

Giacomo V  (1639-1693), Marchese di San Giorgio dal 1667 e Patrizio Napoletano; Marchese di Postiglione, che vende, e appoggia il titolo sul feudo di Polistena. Feudatario abile, riusci nel 1669 ad ottenere da Carlo II di Spagna l’estenzione del titolo di Marchese, anche sulla città di Polistena; da quella  data i Milano, assunsero il titolo di Marchesi di San Giorgio e Polistena. In conseguenza di ciò, il palazzo di Polistena con una grande Cappella, divenne la sede definitiva del feudo, posto sul lato nord dell’odierno largo Candelora, poi raso al suolo dal terremoto del 1783.

img-20190109-wa0011 (2)
Polistena palazzo Milano nel 1701.
stemma-milano

<<A quei tempi stando Giacomo Milano in gran favore appresso il Re Federico, e veggendo che il Conte Cureale, perchè mancanto gli eredi dovea morendo restituire i suoi feudi allo Stato, porse al Re le sue suppliche perchè alla morte del Conte la Baronia di San Giorgio fosse a lui conceduta.

Avvenne perciò che Federico riguardando i preclari meriti onde era adorno il Milano, il quale e sotto il primo Ferdinando e sotto il secondo Alfonso avea gloriosamente servito, dategliene dapprima nel 1497 formale promessa, dipoi nel 1501, come seppe che il Cureale era passato di vita, dell’aspirata Baronia lo ebbe investito.

Fu quindi Giacomo Milano, nobilissimo Cavalire ed intimo Consigliere del Re, il settimo Signore che tenne la nostra Polistena. Ma il favore di Federico, che di tal Baronia lo aveva arricchito, quello istesso gli fu cagione perchè ne venisse subitamente spogliato.

Stemma famiglia Milano
Stemma famiglia Milano

Conciossiachè questo Re, che avendosi ricevuta  la investitura del Regno da Papa Alessandro VI, alla liberalità della Chiesa inverso lui aveva corrisposto con aggredirle i diritti, non senza superiore consiglio venne deposto dal trono, ed impadronitisi del Regno Luigi XII e Ferdinando il Cattolico.

Questi giudicarono come infedeli e rubelli anco i suoi cortigiani, e però siccome lui dal trono, cosi quelli dà feudi scacciarono. Or è qui, e per le guerre appunto che ardevano tra i Francesi e gli Spagnuoli, che noi veggiamo per la prima volta nelle istorie menzionata Polistena.

Leggesi infatti, e il Guicciardino lo scrisse, che, ritiratisi gli Spagnoli a Terranova, l’esercito Francese comandato dal valoroso Obegnino, e forte  di cinquemila fanti e trecento cavalli, stanziossi nella nostra Polistena; sicchè questa addivenne piazza dell’armata Francese, come Terranova lo fu dell’armata Spagnuola.

[…] Obegnino usci tosto da Polistena, raggiuntili alla salita delle vicine montagne ebbe loro uccisi sessanta uomini di armi e molti dei fanti, non perdendo egli dei suoi che il famoso Grugni; il quale è a supporre sia stato trasferito nella nostra Città, e quivi sepolto.

[…] Gli Spanuoli, disposta la cavalleria in Rosarno, l’artiglieria sul fiume  Petrace ed i fanti nella pianura che si framezza, forte della felice postura attendeavi coraggioso la intima battaglia. Gli Spagnuoli però, sempre astuti, spingendo le loro avanguardie per la volta di Gioja.

[…] In quella che tratteneva su questa linea gli sguardi Francesi, ad un miglio discosto col grosso dell’esercito traversava il fiume. Il perchè Obegnino attaccato alle spalle rimase rotto; e la vittoria fu tutta dalla parte Spagnuola, la dove  pochi anni avanti, era stata per la parte della Francia.

[…] Or caduta a questo modo sotto la dominazione del Re Cattolica la nostra Provincia, Consalvo di Cordova, detto il Grande Capitano, denunzia al Re come la Baronia di S. Giorgio per l’assenza del Milano, il quale dimorava in Francia al seguito di Federico.

[…] Addivenuto cosi il Consalvo nel 1502. Signore della Baronia di S. Giorgio, e però della nostra Polistena, comunque gravi fosser le liti mossegli dal Milano; vi si mantenne per ben quindi anni. […] Polistena non era certo angusto e misserimo casale. Se potè ella infatti a prefereza delle vicine città raccoglier fra le sue mura, e per lunga stagione, l’esercito Francese, di 5000 fanti e 300 cavalli; ben essere dovea ricca ed estesa abitazione.

[…] Teriminata finalmente entro il 1568, la gravissima lite che pendeva  tra i Signori di Cordova, e i Milano, e rientrati questi nell’avita signoria, finchè durò nel regime feudale […] Della quale cosa invero l’onore deesi principalmente a Giacomo Terzo e a Giovanni Sesto, dei quali non saprei se il primo od il secondo io più debba lodare.

(Domenico Valensise ”Monografia di Polistena”)

stemma-milano

Il titolo di Città sia venuto alla nostra Polistena col trasferimento, che fece essa del Marchesato di Postilione, come ci dà ad intendere lo Expelly, incominciando a chiamarla Città dopo un tal fatto, o le sia stato dall’istesso Giacomo Milano, il quale siccome Principe Imperiale si avea un tal privilegio.

(Vedi lo Expelly lib.3), io nol saprei decisamente affermare. Il certo è che Polistena si ebbe questo titolo, ed in conferma potremmo addurne i Registri del Regno. Conciossiachè se in questi, dove tutto è rigorosamente legale, la nostra Patria fino a certa epoca viene chiamata Casale, da questa in poi la si addimanda Città.

(Domenico Valensise ”Monografia di Polistena”)

Giovanni Domenico VI ( 1675-1740 Napoli), sesto Marchese di San Giorgio e secondo di Polistena, Principe di Ardore.  Il 30 luglio del 1702, l’Imperatore Carlo VI concesse il titolo di Principe. Abbelli il palazzo paterno, dotandolo anche di un teatro. Il Pacichelli fu ospite della famiglia Milano nel 1699. VI Milano fu Grande di Spagna (1718), Consigliere di Stato (1723), Principe del Sacro Romano Impero (1731) e Vicario Generale di Calabria. L’Imperatore Carlo V il 7 maggio del 1731, con diploma gli concede la facoltà di battere moneta in qualsiasi luogo.

A Polistena nel 1726 si trovava la chiesa di Santo Milano Episcopo (distrutta dal Terremoto del 1783), fondata dal Marc. Giovanni Domenico Milano.

polistena-1701-giovan-battista-pacichelli
I Marchesi Milano terranno il feudo di San Giorgio Morgeto e Polistena ininterrottamente fino al 1806. G.P. Pacichelli

Giacomo Francesco VI (1699-1780), fu VII Marchese di San Giorgio e III di Polistena. Fece parte, tra il 1716 e il 1766, del consiglio della Corona di Ferdinando IV di Borbone.

Nel 1753, come suo padre, fece coniare delle monete. Musicista polistenese. Giacomo, sposò  Giovanna Evoli, figlia di Francesco Eboli, Duca di Castropignano e Zenobia Revertera figlia di Nicola Ippolito Duca di Salandra.

michele_maria_milano (2)
Michele Maria Milano nacque a Polistena nel 1778. Suo padre, Giovanni, era marchese di San Giorgio e Polistena, Principe di Ardore e Principe del Sacro Romano Impero. Sua madre, Giovanna Evoli, era figlia di Francesco Eboli, Duca di Castropignano e Zenobia Revertera figlia di Nicola Ippolito Duca di Salandra.

Michele Maria Milano Conte (1778-1843), nato da Giovanni Maria Loreto (Marchese di S. Giorgio e Polistena) e D. Giovanna D’Evoli (di Francesco Duca di Castropignano e Zenobia Revertera Duc. di Salandra). Si mise a capo del movimento giacobino, con diramazioni e collegamenti in vari centri della Calabria Ulteriore, nel 1799 organizzò a Polistena un Convegno di esponenti giacobini, dove in ”Piazzetta Garibaldi” innalzarono l’albero della pace.

Il movimento giacobino fu scoperto nei pressi di Paravati, e fatti prigionieri dalle forze realiste. Tra i prigionieri oltre al Conte Milano, i polistenesi Francesco Grio, Gaetano Lombardi, Girolamo e Nicola Jerace, Michele Valensise.

Michele fu tenuto prigioniero per ventiquattro mesi, durante ventuno dei quali condivise la cella con il naturalista francese Dolomieu (1750-1801, molto scosso dalla prigionia, dopo un ultimo viaggio di studio nelle Alpi morì in casa della sorella il 28 novembre 1801, Sur la philosophie minéralogique et sur les éspèces minéralogiques). Furono infine liberati in seguito alla pace di Firenze, stipulata tra il Re di Napoli Ferdinando IV e Napoleone Bonaparte il 28 marzo del 1801.

Michele Milano si era unito in secondo nozze con Lucia Talamo, che gli diede cinque figli. Due di questi morino ancora bambini e la stessa Lucia morì nel 1838 nel dare alla luce il quinto figlio. A tale anno corrisponde anche l’ultima produzione letteraria di Michele Milano, il Vestibulo della teoria dell’Universo. Michele Milano morì a Napoli il 4 gennaio 1843.

stemma-milano

Il Conte Milano si mise alla testa di cinque signori di Polistena, Raso di Casalnuova, Rechichi di Davoli, Angimeri di Palmi, Franzè di Laureana, Ferrari e figli di Galatro per raggiungere Monteleone dove fare argine al Capomassa Cardinale.

A Paravati van loro numerosi contadini tutti con armi proprie ed improprie, li colpiscono, li derubano di cavalli e danari, li stivano nel Casino di Fazzari e poi li conducono a Mileto ben legati.

Il santo Vescovo di Minutolo, zio materno del Conte, invano  invoca dal Ruffo la liberazione  di tutti i prigionieri o per lo meno del nipote. Unica grazia concessagli fu di mandare il nipote nel carcere di Messina.

(Pasquale Calcattera in ”Monografia di Polistena”)

Polistena prima del terremoto del 1783 era una tranquilla cittadina, il palazzo dei Milano, feudatari di San Giorgio Morgeto e Polistena, era a nord del fiume Jerapotamo, intorno al palazzo del Marchese, si trovavano le case delle altre famiglie nobili.

terremoto_di_polistena

Polistena fu ricostruita completamente su un’altura più a nord su progetto dell’architetto Pompeo Schiantarelli. Fu realizzato un particolare impianto urbanistico che vide situarsi nella parte alta, palazzi con imponenti frontespizi e portali in pietra granitica, il vecchio sito fu ripopolato ricostruito sulle muraglie.

stemma-milano

Il luogo su cui fu impiantata l’attuale Polistena era un vasto podere del Principe Signore; offerto alla popolazione non dall’avidità del guadagno, ma dall’umanità commossa alla vista delle sventure dei proprii simili. Andava detta Eboli, perchè portato in dote al Milano dalla nobilissima Signora Eboli.

La qual cosa ha fatto che parte della Città su di esso costrutta si addimandesse Evoli, che, secondo ammirato, è lo stesso che Eboli, mentre in origine era quello di cognome di quella illustre famiglia (Ammirato Fam. Nob. Nap. Tap. I. p. 3).

(Domenico Valensise ”Monografia di Polistena”)

stemma-milano

Dopo il Cataclisma del 1783 il rione sopra la collina fu costruito con strade non larghe, ma regolari, bei palazzi di varie famiglie, quasi tutte civili, con ampia piazza detta Mercato (oggi Umberto 1) che i nostri maggiori assegnavano come centro all’ingrandimento del paese.

Cosi si fosse caldeggiato ai giorni nostri un pò di più l’antico disegno ! Fu edificato nella vigna, detta Eboli, dal nome della Principessa che lo portò in dote ad un Milano. E da ciò il nome di rione Eboli.

(Pasquale Calcattera in ”Monografia di Polistena”)

Giuseppe Milano (Principe di Ardore e antenato dell’attuale famiglia Riario-Sforza), contribuì nel 1905 con Giuseppe Valensise  alla fondazione dell’ospedale di Polistena, il “Santa Maria degli Ungheresi”.

untitled
Disegno dell’ ospedale di Polistena, fondato da Giuseppe Valensise e Giuseppe Milano (antenato dell’attuale famiglia Riario-Sforza). L’atto di fondazione dell’ospedale fu rogato il 05 aprile 1905, in Polistena dal notaio Giovanni Cangemi con Regio Decreto.
chiesa-di-santa-maria-degli-angeli-polistena - copia
Chiesa di Santa Maria degli Angeli di Polistena, palazzo Milano-Riario-Sforza.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli sorge all’interno del Palazzo Riario Sforza, già Palazzo Milano, il quale si affaccia a sua volta su Piazza del Popolo.

  • Questa famiglia fu originata in Valenza nella Spagna nel 1200 da Goffredo Baronel del Milan dalla quale Baronia presero nome i suoi dicendenti. Fu detta pure Milà e poi Milano e fu portata in Regno, in tempo di Re Alfonso I d’Aragona, da Auxia del Milà che sposò Luisa d’Alagno, sorella di Lucrezia favorita di quel Re, dal quale ottenne 1000 once d’oro sulle entrate del Contado di Venafro. Vuole il Contarino che la famiglia M. ebbe origine da Mila di Valenza nipote di papa Callisto III, e che avendo sposato in Napoli la figluola di Nicola d’Alagno, fu scritto al Seggio di Nido ed i suoi discendenti si dissero Milà d’Alagno.

1) ‘‘DELLA CASA MILANO’’ LIBRI QUATTRO, Dedicati e Consecrati dall’ Abate Expilly (https://books.google.it/books?id=82RNK4ksmdcC&pg=PP7&hl=it&source=gbs_selected_pages&cad=2#v=onepage&q&f=false).

2) Girolamo Marafioti, ”Croniche et antichità di Calabria”. Conforme all’ordine de’ testi greco, & latino, raccolte da’ più famosi scrittori antichi, & moderni …, Padova, Ad instanza de gl’Uniti, 1601. Ristampa anastatica: editore Arnaldo Forni, 1975 e 1981. Consultabile on line in Google Libri.

3) G. Pacicchelli , ”Il regno di Napoli in prospetiva” (17–).

4)Déodat de Dolomieu,  ”Sur la philosophie minéralogique et sur les éspèces minéralogiques ” (1801)

5) Domenico Valensise, ”Monografia di Polistena”, Napoli, Tipografia di V. Marchese, 1862. Domenico Valensise ”Monografia di San Giorgio Morgeto” (1882).

6) Domenico Cangemi, ”Monografia di San Giorgio Morgeto” (1886).

7) Pasquale Calcaterra ”Monografia di Polistena” (1931). Francesco Calcaterra, Dolorosa storia della Farmacia dell’Ospedale “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena, su it.scribd.com, 15 gennaio 1947.

8) Vincenzo Mezzatesta, Michele Maria Milano, in Biografie di uomini illustri della Calabria, Roma, Gangemi Editore, 1993.

9) Famiglia Milano – nobili napoletani

10) La Nobile famiglia Valensise – Arte e Storia VG

11) Giovanni Mobilia – IL PALAZZO RIARIO SFORZA ”La chiesa di Santa Maria degli Angeli”.

12) La Biblioteca – Comune di Polistena

© Tutti i diritti riservati.

Fulk I FitzWarin figlio di Warin-Guarinus 1115-1171

La famiglia FitzWarin prese il nome da Guarin-Guarinus o Warin de Meez (discende dai conti Warin di Provenza), membro della House of Lorraine (il Casato di Lorena nasce come ramo cadetto della casa di Metz) che venne in Inghilterra dopo la conquista normanna (fu l’invasione e l’occupazione dell’Inghilterra  nell’ XI secolo da parte di soldati normanni, bretoni, fiamminghi e francesi guidati dal ducato di Normandia).

FitzWarin ferito in battaglia.
FitzWarin ferito in battaglia.

Fulk I Fitzwarin (nato nel 1115, morto nel 1171) era il figlio di Warin (rappresentazione normanno francese Fitz , nei moderni fils de francesi , “figlio di”). Fitz Waryn prende il nome del padre, come Warin de Metz, derivandolo da Loraine. Warin di Metz, il primo antenato della famiglia. (1)

Fulk I FitzWarin fu premiato dal re Erico II (1133-1189) per il suo sostegno alla madre l’imperatrice Matilde (1102-1167) nella sua guerra civile con il re Stefano (1096-1154), che gli conferì nel 1153 il maniero (nella legge inglese, gallese e irlandese, un maniero è una proprietà terriera che include il diritto di detenere una corte padronale. Il signore del maniero, aveva il potere su coloro che vivono nelle sue terre) reale di Alveston nel Gloucestershire e nel 1149 il maniero di Whadborough in Leicestershire.

Armi di FitzWarin troncato frastagliata argento e di rosso
Armi di FitzWarin: troncato frastagliata argento e di rosso.

Il maniero di Alveston: Erico II si fidava di Fulk I Warin, e apprezzava i suoi servizi. La concessione del maniero fu una ricompensa per la lealtà, alla causa della madre di Henry, l’ imperatrice Matilde nella guerra civile con “L’usurpatore” Stefano. Alveston fu ereditato nel 1171 dal figlio Fulk II e poi da Fulk III. Durante le guerre dei baroni del regno di re Giovanni (1166–1216) che portò alla Magna Carta firmata nel 1215, Fulk III FitzWarin (1160/1180 – 1258) si ribello e il maniero passò temporaneamente nella gestione di Hugh de Nevill. Nel 1204 Fulk III riacquistò possesso del maniero, ma il 30 giugno 1216 il re Giovanni ordinò che Fulk III FitzWarin venisse nuovamente mandato via da Alveston. Il 15 gennaio 1230 il re Erico III (1207-1272) concesse il parco di Alveston a Fulk III FitzWarin. Nel 1249 Fulk III fu coinvolto in una lunga disputa legale, lo volevano espellere dal pascolo comunale di Tockington che confinava con il maniero di Alveston. Fulk IV FitzWarin muore nella battaglia di Lewes nel 1264 (la Battaglia di Lewes fu una delle due principali battaglie del conflitto conosciuta come la seconda guerra dei Baroni),  sostenendo lealmente il re Enrico III nella sua lotta contro i baroni. Lasciò suo figlio minore come erede, Fulk V ( 1251-1315) che fu premiato da Simon de Montfort (1208 -1265) , vincitore della battaglia di Lewes. Nel 1273 Fulk V ottenne il possesso delle terre di suo padre, incluso Alveston. Il 28 settembre 1309 Fulk V ottenne la licenza reale per concedere il maniero di Alveston, a Walter de Gloucester (morto nel 1310) a vita. Fulk V dal  matrimonio con Margaret ebbe un figlio, Fulk Warin 2° barone FitzWarin, che divenne il suo erede.

Romance of Fouke le Fitz Waryn (1160/1180 – 1258) 

Fu scritto su di lui un romanzo noto come Fouke le Fitz Waryn ( Fulk III FitzWarin) , probabilmente il primo in versi francesi. Nel XVI secolo John Leland (1503-1552) vide e descrisse brevemente la versione del versetto francese, e fece un estratto esteso da una versione del versetto inglese chiamato The Nobile Actes of the Guarines (I Nobili Atti del Guarines)il cui originale si era perso (https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=nyp.33433075905665&view=1up&seq=370 pp. 230-36, e 261-68).  Circa un terzo del testo crea lo sfondo storico della vita di Fulk, attraverso suo padre e suo nonno FitzWarin, i loro rapporti con i Peverels durante la guerra civile e gli scontri dei sovrani inglesi e gallesi. Temi di fuorilegge, espropriazione e restituzione, avventura e pietà occasionale circondano l’argomento principale, culminando nel secondo matrimonio, nella cecità, nella morte e nella sepoltura di Fulk ad Alberbury. Le sue storie di terre misteriose, fanciulle incarcerate, profezie e materiale allegorico o cavalleresco, alcuni episodi della vita di  Fouke le Fitz Waryn sono uguali alla leggende di Robin Hood. (https://books.google.co.uk/books?id=ltpEAAAAYAAJ&pg=PA46#v=onepage&q&f=false I,)(https://archive.org/details/untersuchungenb00kiesgoog/page/n5/mode/2up  pag.28-31)

La leggenda dei primi anni del XIV secolo, è basata su una storia d’amore (romanzo cavalleresco) perduta del XIII secolo, si riferisce come segue alla donazione di Alveston (“Alleston”) a Fulk Warin da parte di Re Enrico (tradotto dal francese): “Il re Enrico chiamò Fulk e lo rese capitano di tutto il suo esercito; e pose sotto il suo comando tutte le sue forze e terre, così Fulk Warjn divenne maestro su tutto; poiché era forte e coraggioso. Il re rimase a Gloucester, poiché non stava bene. Jervard-Giovanni, aveva preso l’intera terra da Chester a Worcester e aveva diseredato tutti i baroni della marcia. Sir Fulk, assali molte volte Jervard; e in una battaglia vicino a Hereford, a Wormeslow, lo sconfigge, molti furono uccisi da entrambe le parti, ma Giovanni riuscì a fuggire. La dura e feroce guerra tra Fulk e il principe durò quattro anni, fino a quando, su richiesta del re di Francia, fu celebrato un giorno di festa a Shrewsbury tra il re e Jervard il principe, si abbracciarono reciprocamente e raggiunsero un accordo. Il principe restituì ai baroni della marcia tutte le terre che aveva preso da loro, e restituì Ellesmere al re; ma si tiene l’oro con White-Town e Maelor. “Fulk”, disse il re, “dato che hai perso White-Town e Maelor, ti do invece Alleston e tutto l’onore che ti appartiene, per sempre“ Fulk lo ringraziò con affetto.

1 Romance of Fouke le Fitz Waryn
1 Romance of Fouke le Fitz Waryn.

2 Romance of Fouke le Fitz Waryn
2 Romance of Fouke le Fitz Waryn.

3 Romance of Fouke le Fitz Waryn
3 Romance of Fouke le Fitz Waryn.

Armi di FitzWarin: troncato frastagliata argento e di rosso.
Armi di FitzWarin: troncato frastagliata argento e di rosso.

 

1) GEC Complete Peerage, vol. V, p. 495, Baron FitzWarin,  GEC Complete Peerage, vol. V, p. 495, nota (c).

2) Janet Meisel, Barons of the Welsh Frontier: The Corbet, Pantulf, and Fitz Warin Families 1066–1272 , (Lincoln: University of Nebraska Press, 1980), pp. 34, 35.

3) Meisel, p.34 e p.35, Pipe Roll, 17 Henry II, p.84, Meisel, p.46, citando Close Rolls, 1: 112 (o poss. Calendar of Charter Rolls 1: 112), Meisel p.47, citando PRO MS E372 / 74 / 9r,  Meisel p.176, nota 126, citando PRO MS E368 / 16 / 3r, Meisel  p.46, citando Close Rolls, 1231–34, p.159, Meisel p.46, citando Close Rolls 1234–37, p.237, Meisel p.46, citando Close Rolls 1242–47, p.486, Meisel p.193, nota 73, citando PRO MS KB 26/136 / 11, Meisel p.53, Wright, Thomas (1855) op.cit. pp.59-61, Wright, Thomas (1855) op.cit. pp.178-7.

4) Battaglia di Lewes  http://www.battlefieldstrust.com/resource-centre/medieval/battleview.asp?BattleFieldId=22

5) K. Bedford, ‘Fouke le Fitz Waryn: Outlaw o Chivalric Hero?’, In AL Kaufman (a cura di), British Outlaws of Literature and History: Su figure medievali e precoci moderne da Robin Hood a Twm Shon Catty (McFarland & Co., Jefferson, NC 2011), pagg. 99–99. https://books.google.co.uk/books?id=ltpEAAAAYAAJ&pg=PA46#v=onepage&q&f=false https://archive.org/details/untersuchungenb00kiesgoog/page/n5/mode/2up  pag.28-31

6) Nella storia tradizionale Fulk I viene omesso dalla sua carriera, chiamato “Fouke le Brun”, il fuorilegge e l’eroe popolare. Ci viene raccontato come ha vagato per il paese con i suoi quattro fratelli (ricordando il “Quatre Fils Aimon”), cugini e amici, e il jongleur arguto, John de Rampayne, alla ricerca di avventure nella foresta del tipo Robin Hood, rovinando il re, e soccorrendo i poveri, e come fu costretto due volte a lasciare l’Inghilterra e incontrare i pericoli del mare dalle Orcadi a Barbary. La storia è conservata in un unico manoscritto in francese nel British Museum ( Reg . 12, c. Xii.), Prima stampato privatamente da Sir T. Duffus Hardy, e poi pubblicato come ‘Histoire de Foulques Fitz-Warin, per Francisque Michel , “Parigi, 1840, grande 8vo, e con una traduzione in inglese e note di Thomas Wright per il Warton Club nel 1855.  The Ecology of the English Outlaw in Medieval Literature: … Fouke le Brun, Por Le Soie Amisté: Essays in Honor of Norris J. Lacy …. Fouke le Brun, Medieval Outlaws: Twelve Tales in Modern English Translation ….. Fouke le Brun.

7) Fulk II “Brunin” FitzWarin, Lord of Whittington and Alveston (c … https://www.geni.com/people/Fulk-FitzWarin-II-of-Whittington-and-Alveston/6000000001783373138

© Tutti i diritti riservati.

GUARINUS VESCOVO E CANCELLIERE DI FRANCIA 1157-1227

 

”Hic quiescit cujus vita perpetuus labor, Guarinus quem ad Silvanectensem episcopatum, sua in Deum Religio, ad cancellariatum, sua in Philippum Augustum fides evexit”. Dedicavit Templum hoc anno 1219; abbatiœ de Victoria prima jecit fundamenta. An. Episcopatus 13, Christi vero 1227 ad Deum abiit ”

Nato a Pont-Sainte-Maxence intorno al 1157, e morto nel 1227, era un cavaliere (combattente a cavallo il titolo di cavaliere è un titolo onorario militare dato da un monarca o da un altro leader politico), detentore dei sigilli nel 1201 (Il Custode dei Sigilli di Francia era un ufficiale della monarchia sotto l’antico regime), eletto vescovo di Sensils nel 1213. Fu nominato cancelliere di Francia nel 1223, possiamo considerarlo come il fondatore degli Archivi nazionali.

È probabile che sia imparentato con Guérin-Guarinus, che era canonico a Saint-Quentin, abate di Sainte-Geneviève a Parigi nel 1172 (Guarinus-Garin), abate di Saint-Victor (L’abate di Saint-Victor di Parigi  era il superiore dell’abbazia di Sant-Victor di Parigi) e maestro della cappella sotto Luigi VII (noto come “il Giovane”, poi “il Pio”, nato nel 1120 e morto a Parigi nel 1180, fu re dei Franchi dal 1137 al 1180). Filippo Augusto (Filippo II, noto anche come Filippo Augusto, Filippo il Conquistatore o Filippo il Guercio, 1165-1223) lo nominò esecutore nell’anno 1190, prima della sua partenza per la Crociata. Spesso considerato un membro della famiglia Tournel, una delle otto baronie di Gevaudan, dove il nome Garin o Guérin si trova spesso in queste baronie per le famiglie di Apchier, Tournel e Châteauneuf-Randon.(1)  Guarinus morì a Saint-Victor il 19 ottobre del 1194.

Grande diploma in pergamena che conferma i privilegi dell'Abbazia di Sainte-Geneviève de Paris (1035).
Grande diploma in pergamena che conferma i privilegi dell’Abbazia di Sainte-Geneviève de Paris (1035). Il re di Francia, Enrico I, pone l’Abbazia di Sainte-Geneviève a Parigi sotto la protezione reale. Parigi, 1035.  Archivio Nazionale stato francese.

Il Guérin prese parte alla battaglia di Tiberiade (battaglia di Tiberiade si svolgono il vicino al lago di Tiberiade, in Galilea) sotto il comando di Garnier de Nablouse (gran maestro dell’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri dal 1190 al 1192). Dal 1201 al 1209: il fratello Guerin, monaco-soldato-vescovo, diventa Custode dei Sigilli firmando atti durante il posto vacante della Cancelleria: Dati,”Cancellaria vacante, per manum Fratris Guerini ”. 

Fu un cavaliere dell’Ospedale di San Giovanni Gerusalemme (detto anche Ordine degli Ospedalieri, che esisteva dal tempo delle Crociate fino all’inizio del XIX secolo, noto come l’ Ordo Sancti Johannis Hospitalis Hierosolymitani ). Guérin nel 1201 era il Custode dei Sigilli e firmò degli atti durante il posto vacante della Cancelleria. Nel 1210, partecipò alla condanna dei discepoli di Amaury.  Fu eletto vescovo di Senlis nel 1213, Il vescovo partecipò alla strategia della vittoria nella battaglia di Bauvines (che ha avuto luogo il 27 luglio nel 1214 vicino a Bauvines), a capo dell’esercito del re, che contribuì alla vittoria. Filippo Augusto gli offre il suo dominio di caccia reale, la signoria di Mont Montleroy (oggi Mont-l’Eveque), dove costruisce una casa di campagna che diventa un castello, residenza estiva dei vescovi di Senlis fino alla rivoluzione.

GUARINUS VESCOVO E CANCELLIERE DI FRANCIA 1157-1227
GUARINUS VESCOVO E CANCELLIERE DI FRANCIA 1157-1227

Nel 1219 consacrò l’ abbazia reale di Chaalis , con Gautier, vescovo di Fouluque e Chartres e di Tolosa. Nel 1220, a Guérin fu affidata la missione di raccogliere tutti gli archivi reali dal 5 luglio 1194,  in questa data il re di ritorno da Evreux e Dieppe, il suo esercito aveva saccheggiato e dato a fuoco, era caricato dei tesori rubati, cadde in un’ imboscata tra Blois e Freteval  (nella battaglia noto come Fréteval). Riccardo Cuor di Leone sequestrò i cavalli e tutti i beni, Filippo Augusto perse il suo sigillo reale, i libri dei conti delle tasse e dei documenti . Guarinus con Gauthier de Nemours (Gauthier II de Nemours noto come “il maresciallo” ) Gran Ciambellano (uno dei grandi ufficiali della corona di Francia durante il vecchio regime e una delle più importanti figure dello Stato), e con l’assistenza di Etienne de Gallardon , iniziarono la creazione del Trésor des Chartes  (Il Trésor des Chartes, sono gli antichi archivi della corona di Francia).

Il re aveva promesso al Guarinus di creare  l’Abbazia della Vittoria (il vescovo dona parte della sua tenuta di Mont-l’Eveque per la fondazione) se fosse stato vittorioso a Bouvines, la battaglia del 27 luglio 1214, è parte della serie dei conflitti che si opponevano Capetingi e Plantageneti del XII e XII secolo, e più precisamente nel confronto tra il re di Francia Filippo Augusto e il re inglese Giovanni Senzaterra, poi il 15 giugno 1215, i baroni inglesi imposero la Magna Carta  (Sir Warin il giovane cavaliere templare di Riccardo Cuor di Leone https://blasonariodellacalabria.wordpress.com/2020/05/29/270/). Il progetto di fondazione dell’abbazia si era già materializzato diversi anni prima della fondazione ufficiale, la prima pietra fu posata solennemente dal giorno delle ceneri dell’anno 1221 dal vescovo Guèrin, custode dei Sigilli e il vescovo di Senlis, avendo egli stesso partecipato alla battaglia di Bouvines, cedette al re la terra dipendente dal suo castello di Mont-l’Eveque, dove si erano incontrati i due corrieri, che il re e suo figlio avevano inviato per scambiarsi notizie sulle battaglie. Il re lo incaricò anche della supervisione dei lavori, Il papa Onorio III diede all’abbazia la sua protezione spirituale con la sua bolla del 28 ottobre 1223, Guarinus il vescovo portò dodici monaci dall’Abbazia di Saint-Victor di Parigi, di ordine agostiniano che si stabilirono il giorno della cenere nel 1224. Il 26 ottobre del 1225, la chiesa fu consacrata dal vescovo Guerin. All’inizio l’abbazia beneficiava di generose donazioni, come quella di Luigi VIII (“il leone”, nato il 5 settembre 1187 morì l’8 novembre 1226), che lasciò in eredità il suo testamento datato al giugno del 1225, con 1.000  sterline i suoi libri , la sua cappella e 100 libbre di argento al vescovo  Guérin.

Il vescovo fu sepolto nell’abbazia di Chaalis, dove fu vista una tomba con la sua statua distesa; la testa appoggiata su un cuscino tenuto da due angeli; i suoi piedi erano incuneati su un leone; aveva le mani guantate, la parte superiore decorata con ornamenti, la mano destra sollevata come per benedire e l’altra con in mano il bastone episcopale. ”Hic quiescit cujus vita perpetuus labor, Guarinus quem ad Silvanectensem episcopatum, sua in Deum Religio, ad cancellariatum, sua in Philippum Augustum fides evexit”. Dedicavit Templum hoc anno 1219; abbatiœ de Victoria prima jecit fundamenta. An. Episcopatus 13, Christi vero 1227 ad Deum abiit ”

Vescovo Guarinus.
Vescovo Guarinus.

Tomba di Guérin nell'Abbazia di Chaalis ,per François Roger de Gaignières
Tomba di Guérin nell’Abbazia di Chaalis , per François Roger de Gaignières

Bastone di bronzo attribuito al vescovo Guérin, del XII secolo. Museo Senlis .
Bastone di bronzo attribuito al vescovo Guerinius, del XII secolo. Museo Senlis

Lozere-levasseur-1852
Lozere-levasseur-1852, un’affascinante mappa del 1852 del dipartimento francese di Lozere, in Franciaz. Questa zona della Francia è famosa per la sua produzione di formaggio. (https://www.geographicus.com/P/AntiqueMap/Lozere-levasseur-1852)

”… Fratello Guérin, che fu eletto Vescovo di Senlis (lo chiamiamo Fratello perché ha fatto il voto dell’Ordine dei Johanniti e indossa sempre le vesti dell’Ordine), un uomo intelligente, un saggio consigliere … ”
– Guglielmo il Bretone

(La Philippide: poème https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k94607v).

Fu eletto vescovo di Senlis nel 1213, Il vescovo partecipò alla strategia della vittoria nella battaglia di Bauvines (che ha avuto luogo il 27 luglio nel 1214 vicino a Bauvines), a capo dell’esercito del re, che contribuì alla vittoria.
Guarinus-Guerinus fu eletto vescovo di Senlis nel 1213, Il vescovo partecipò alla strategia della vittoria nella battaglia di Bauvines (che ha avuto luogo il 27 luglio nel 1214 vicino a Bauvines), a capo dell’esercito del re, che contribuì alla vittoria.

Guerinus con Gauthier de Nemours (Gauthier II de Nemours noto come "il maresciallo" ) Gran Ciambellano (uno dei grandi ufficiali della corona di Francia durante il vecchio regime e una delle più importanti figure dello Stato), e con l'assistenza di Etienne de Gallardon , iniziarono la creazione del Trésor des Chartes  (Il Trésor des Chartes, sono gli antichi archivi della corona di Francia).
Guerinus con Gauthier de Nemours (Gauthier II de Nemours noto come “il maresciallo” ) Gran Ciambellano (uno dei grandi ufficiali della corona di Francia durante il vecchio regime e una delle più importanti figure dello Stato), e con l’assistenza di Etienne de Gallardon , iniziarono la creazione del Trésor des Chartes (Il Trésor des Chartes, sono gli antichi archivi della corona di Francia).

1) La baronia di Apcher entra nella discendenza di Randon (baronie di Gévaudan), il nome di Guérin (o Garin) di Apchier, spesso usato, risale a un fratello di un Odilon de Randon. Il primo di loro, Garin de Châteauneuf, che aveva sposato Alix d’Apchier, poteva essere paragonato a Garin d’Apchier (Guérin de Châteauneuf (della famiglia di Randon) sposa Alix d’Apchier prendendo il titolo di barone di Apchier. È probabile perciò che questo Garin d’Apchier sia lo stesso Guérin de Châteauneuf, e il primo d’Apchier a portare il nome di Guérin. La sua vita non può essere datata con precisione, ma senza dubbio riferita al secolo XII. In base alla sua vida, sappiamo che era un “ottimo e valente guerriero … e cavaliere di bell’aspetto.). È comunque il primo ad adornarsi con il titolo di barone, anche se la famiglia Apchier (la cui erede è questa Alix) sembra molto vecchia. Troviamo il nome di Guérin d’Apchier durante la Guerra dei Cent’anni (conflitto intervallato da tregua più o meno lunghe, che si oppongono, dal 1337 al 1453), dove sotto le grida di “Apchier, Notre Dame, Bar di fronte”, lui e i suoi uomini respinsero valorosamente gli inglesi che li attaccarono verso Sancti Hilari di Capoleg. Fortunata Latella, Premessa all’edizione in linea dei sirventesi di Garin d’Apchier e Torcafol .

2) Garin Apchier Troubadours, 443. Torcafol, su troubadours.byu.edu.

3)Présentation et reproductions sur le site de l’exposition Jean Fouquet de la BNF   Grandes Chroniques de France https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b84472995/f9.image.r=grandes+chroniques+de+france+.langEN

4) La France pontificale Par Honoré Fisquet – p.115 https://books.google.fr/books?id=bHktOjwtXIEC&pg=PA115#v=snippet&q=gu%C3%A9rin%20senlis&f=false

5) Histoire littéraire de la France Par Antoine Rivet de la Grange, François Clément, Charles Clémencet, Pierre Claude François, vol. 17, suite du XIII siecle jusqu’à 1226, 1832 – p. 219

6)  Notice sur Beaufou, recherches sur le lieu où fut livrée la Bataille dite de Fréteval en 1194 par M. Neilz – Bulletin de la Société archéologique du Vendômois, p. 58 à 64

7) Étienne de Gallardon, clerc de la chancellerie de Philippe-Auguste, chanoine de Bourges  Par Léopold Delisle, Bibliothèque de l’école des chartes, 1899, vol. 60, no 60, p.  5-44

8) Abrégé chronologique de l’histoire de France : depuis Clovis jusqu’à la mort de Louis XIV Par Charles-Jean-François Hénault, Joseph Fr. Michaud, 3e éd., 1842 – p. 82

9)Comptes rendus et mémoires  Par Société d’histoire et d’archéologie de Senlis, 2esérie, vol. 7, (année non lisible) – p. 28

10) Histoire de Philippe-Auguste Par Jean-Batiste Honorè Raymond Capefigue, vol. 4 1214-1223, 1829 – p. 172-174

11) Voir les chanceliers sous Louis VIII Revenir plus haut en :a b et c Comptes Rendus et Mémoires  Par Comité archéologique de Senlis, année 1864, 1865- p. 38 à 40

12) Guérin de Saint-Victor [archive] Onzième et douzième siècles, sur le site Guerin 

13)  Bouvines, Battaglia di (1214)

14) Amédée Vattier, « L’Abbaye de la Victoire », Comité Archéologique de Senlis, Comptes rendus et Mémoires, Senlis, Imprimerie Eugène Dufresne, 3e série,‎ 1887-1895. Morte del re Luigi VIII “il leone”, alcuni autori mettono la sua morte nel 1230, ma la maggior parte nel 1226-1227, ipotesi supportata da diversi indici; L’Abbaye de la Victoire: 1 parte, p. 6-10.

15) Rigord, Guillaume le Breton, Vie de Philippe Auguste/Vie de Louis VIII https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k94606h

© Tutti i diritti riservati.

Sir Warin il giovane cavaliere templare di re Riccardo Cuor di Leone

Sir Warin il giovane ( Warin Guerin in francese, Guerí in catalano e Guarinus-Guarrinus in lingua latina) nobile e cavaliere britannico, nato nel 1167 circa,  sotto il regno di Re Enrico II (1133 – 1189 conte d’Angiò). Servì il re Riccardo I (1157 – 1199 Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine, d’Angiò e di Turenna, duca d’Aquitania e Guascogna e conte di Poitiers dal 1189 fino alla sua morte.) come cavaliere templare durante la terza crociata e successivamente servì re Giovanni I (1166 – 1216 Giovanni Senzaterra, re d’Inghilterra dal 6 aprile 1199 al 1216, duca d’Aquitania e Guascogna e conte di Poitiers, dal 1199 al 1203 fu conte del Maine e duca di Normandia.) come ciambellano.

Gerold fitzGerold (?-1174, padre di Warin) era probabilmente il figlio di Robert fitzGerald, proprietario terriero dell’Essex , Henry aveva sicuramente un fratello di nome Warin, la prima testimonianza dei fratelli si trova nei documenti della fondazione dell’abbazia di Walden, tra il 1138 e il 1144.

Stemma di Warin fitzGerard.
Stemma di Warin fitzGerard.

Warin il giovane era un crociato che contribuì a salvare la vita di Riccardo Cuor di Leone e che fu testimone della Magna Carta nel 1215, morì nel 1218.

La  Magna Carta include i nomi dei successivi 27 magnati ecclesiastici che avevano consigliato a Giovanni di accettarne i termini.
La Magna Carta include i nomi dei successivi 27 magnati ecclesiastici che avevano consigliato a Giovanni di accettarne i termini. Essi sono elencati qui nell’ordine in cui appaiono nella Carta: Stephen Langton, Henry de Loundres, Guglielmo di Sainte, Peter des Roches, Jocelin di Wells, Hugh of Wells, Walter de Gray, Guglielmo de Cornhill, Benedetto di Sausetun, Pandulf Verraccio, Eymeric maestro dei cavalieri Templari in Inghilterra, Guglielmo il Maresciallo, Guglielmo Longespée, Guglielmo di Warenne, Guglielmo d’Aubigny, Alan di Galloway, Warin FitzGerold, Peter FitzHerbert, Uberto di Burgh, Hugh de Neville, Matthew FitzHerbert, Tommaso Basset, Alan Basset, Filippo d’Aubigny, Roberto di Ropsley, Giovanni Maresciallo, Giovanni FitzHugh.

fig283Fitz Gerold, un leone argento con una corona oro .
Fitz Gerold padre di Sir Warin il giovane, stemma; leone argento con una corona oro. Muriel St Clare The Lisle Letters, London & Chicago, 1981, p.178   https://www.british-history.ac.uk/vch/berks/vol4/pp311-319

1) Oxford Dictionary of National Biography http://www.oxforddnb.com/view/article/48115 Fitzgerald, Henry (d. 1170×74)

2) Discendenti di Keats-Rohan Domesday p. 893.

3) Studi anglo- normanesi Vincent “Warin and Henry Fitz Gerald” ”Anglo-Norman Studies” pp. 233–235 e pp. 237–239.

4) Sir Warin FitzGerold on geni.com  https://www.geni.com/people/Sir-Warin-FitzGerald-the-younger/6000000011549172878

5) Magna Carta Project. Retrieved 17 May 2015.

 

© Tutti i diritti riservati.

Warin cancelliere di Ruggero II di Sicilia anno 1131

Il nobili cavalieri Warin (Guar, Guerin in francese, Guerí in catalano e Guarinus-Guerrasius o Werinus in latino) arriva in Italia prima del 1130 deceduto nel 1137. Fu il cappellano (magister capellanus) ed il cancelliere di Ruggero II di Sicilia ( della dinastia degli Altavilla, fu conte di Sicilia dal 1105, duca di Puglia dal 1127 e primo re di Sicilia dal 1130 al 1154, regno normanno di Sicilia) .

Era un normanno che arrivò dalla Francia in Italia non molto prima dell’incoronazione di Ruggero II  (Mileto, 22 dicembre 1095 – Palermo, 26 febbraio 1154)  come re nel 1130. Appare per la prima volta come cancellarius (cancelliere) del Regno di Sicilia in un diploma del 1130 e poi come magister cancellarius (cancelliere capo) in un altro diploma dell’agosto 1132 (Secondo il DBI il suo cancellierato è iniziato nel 1131, mentre secondo Houben nel 1133).

Pergamena dei patti giurati di ruggero II con la città di bari, del 1132.
Pergamena dei patti giurati di Ruggero II con la città di bari, del 1132.

Nel luglio del 1135 una nuova rivolta capeggiata da Rainulfo provocò la reazione del re Ruggero II, che entrò in Aversa, Capua e Alife con un esercito guidato dal cancelliere Warin , costringendo Rainulfo a trovare rifugio a Napoli, unica città a resistere. Il cancelliere avendo preso il controllo di Capua per il re, fu nominato amministratore dell’eponimo Principato quando il re nominò principe suo figlio Alfonso, nel 1135. Per i successivi due anni Warin governò Capua con il giovane principe (durante l’inverno 1134–1135, Warin e l’amiratus Giovanni furono inviati alla testa di un esercito nel Principato di Capua contro il trio di ribelli Roberto II di Capua, Sergio VII di Napoli, e Rainulfo di Alife. I ribelli avevano preso Aversa, i due generali si preparavano a tentare di riprendere. Warin inoltre difese e fortificò Capua contro ogni possibile assalto. Subito dopo l’arrivo di Ruggero II sulla scena l’insurrezione collassò e Warin prese Alife ed il castello di Sant’Angelo).

Dopo la morte di Warin, il 21 gennaio 1137, Gozzelino (in latino Canzolinus) divenne cancelliere, del re normanno Ruggero II di Sicilia. Nel 1134 era il luogotenente di Warin, nel 1135 fu nominato procuratore del Principato di Capua per il giovane principe Alfonso, terzo figlio del re, mentre Warin aveva le funzioni di reggente. Partecipò agli assedi di Montecassino e di Salerno nel mese di gennaio 1137, dove mori.

Mappa dei tempi di Ruggero II di Sicilia.
Mappa dei tempi di Ruggero II di Sicilia

Secondo Alessandro di Telese,  fu “erudito … ed assai prudente nei negoziati … un religioso molto versato nelle lettere, pienamente capace nelle cose del mondo, e dotato di una mente cauta e tenace.”

I nobili cavalieri Normanni Guerrasius in Italia dal 1130 (https://tuttostoria770638580.wordpress.com/2020/05/02/il-nobile-guerrasius-dai-normani-al-italia/?fbclid=IwAR2a2_I4UCXTvxqsDN1SDFyGYBIkMzrAVUQApkX1VUzBjuC7vnkT6VFGHpo).

1) I Normanni nella storia della Calabria http://www.omceovv.it/storia_normanni/assisi.htm
2) Ruggero II di Sicilia https://books.google.fr/books?id=Duwowbx1vuQC&pg=PP1&dq=hubert+houben#v=onepage&q&f=false
3) Matthew, DJA, The Chronicle of Romuald of Salerno . La scrittura della storia nel Medioevo: saggi presentati a Richard William Southern . RHC Davis e JM Wallace-Hadrill, edd. Oxford: 1981.

4) Ferdinand Chalandon Storia della dominazione normanna in Italia e Sicilia , t. I, XLIX, Parigi, 1907.
5) John Julius Norwich . Il regno al sole 1130-1194 . Londra: Longman, 1970.
Cinzia Bonetti, Giancarlo Andenna, Chronicon . Avagliano, 2001.

 

© Tutti i diritti riservati.

La Nobile famiglia Grimaldi

Si afferma che il capostipite della famiglia sia Grimoaldo II. Tuttavia, il primo di cui si hanno notizie storiche certe, ed è quindi considerato come capostipite, fu Grimaldo Canella, nacque probabilmente a Genova verso il 1110 circa, figlio di Ottone Canella nobile (probabilmente originario dai Signori di Vezzano Ligure) patrizio Genovese, che fu poi Console di Genova (1133).

stemma-famiglia-14754-grimaldi-0 (2)
Stemma della famiglia Grimaldi.

Il ramo dei Grimaldi ottenne Monaco alla fine del secolo XIII, coinvolti nelle guerre fra Guelfi e Gibellini, nel XIV secolo figuravano fra i Guelfi.

 

Il ramo Calabrese pervenne nel XIV secolo da Bertone, fratello di Ranieri. Da Bertone discesero i Grimaldi signori di Messimeri; da essi derivarono le linee di Seminara (poi riconosciuti marchesi), delle quali fecero parte Francescantonio Grimaldi (1741-1784) e Domenico Grimaldi (1734-1805). Altri rami ancora furono quelli dei Grimaldi di Crotone e di Catanzaro, di cui fu illustre rappresentante il ministro Bernardino.

l’origine  della cittadina di Casalnuovo (Cittanova), fu ad opera del primo principe Girolamo Grimaldi in data 12 agosto 1618.

Il “Nuovo Casale di Cortoladi”, in seguito denominato col più semplice “Casalnuovo”, nelle intenzioni del feudatario  doveva raccogliere le popolazioni dei villaggi dei suoi latifondi, precedentemente presenti nei dintorni. All’inizio del 1783 Casalnuovo contava 5.590 abitanti.

 

comunecittanova
Stemma del Comune di Cittanova (R.C.).

 

Affinché potesse edificare il nuovo casale, Grimaldi aveva bisogno dell’assenso del sovrano Filippo III di Spagna, ottenuto proprio in conseguenza dei sismi; l’edificazione di Casalnuovo cominciò subito dopo e il principe vi fondò il suo palazzo di residenza, facendolo quindi diventare punto di riferimento per i suoi feudi ed accrescendone fin dagli inizi l’importanza. Il casale, per questo motivo e grazie anche alle notevoli si sviluppò abbastanza velocemente

Il terremoto del 1783, distrusse completamente il paese causando 2.017 vittime tra cui la feudataria Maria Teresa Grimaldi.

Gioia Tauro (R.C.) diviene possedimento della famiglia Grimaldi di Genova, era il 10 marzo 1574, comprano la città, per 280.000 ducati, che la terrà in feudo fino al 1806.

Una lapide marmorea del XVIII sec. attesta la presenza in Rosarno (R.C.) della nobile famiglia Grimaldi di Monaco.

 

 

 

1) Gustave Saige, Monaco, ses origines et son histoire d’après les documents originaux, Monaco – 1897.

2) Andrea Borrella, Annuario della nobiltà italiana 2000 volume I pagina 1081.

«Il Villabianca scrive quanto segue sulla famiglia: “Ella ebbe origine nella Francia circa l’anno 420 di nostra salute da un cavaliere franzese, che chiamato Grimaldo…».

3) Famiglia Grimaldi Archiviato

4) I Grimaldi di gerace a Cittanova – Cittanova On Line punto it

5) Archivio storico per la Calabria e la Lucania, Volumi 65-66, 1998.

6) Francesco Gaudioso, ”Una tragedia sismica nella Calabria del Settecento”, 2005.

7) La Storia di Gioia Tauro – prima parte – Comune di Gioia Tauro

 

 

© Tutti i diritti riservati.

 

 

 

La Nobile famiglia Guerrisi

Cenni storici della famiglia Guerrisi, la famiglia dovrebbe discendere da Guerino di Turgovia († 774) amministratore dell’Alemannia di Pipino il Breve, antenato di Guerino di Poitou citati nelle Chroniques D’ANJOU e Chroniques des comtes d’Anjou et des seigneurs d’Amboise.(1)

Altre fonti ci riferiscono che la famiglia discende da WARINIUS-GUERISIUS SIGNORE DI DOMFRONT (https://tuttostoria770638580.wordpress.com/2021/05/06/warinius-guerinius-di-domfront/). Documenti del 1090 del nobile Guerrisius-Guerrisi (https://tuttostoria770638580.wordpress.com/2021/03/27/documenti-del-1090-del-nobile-guerrisius-guerrisi/), Mabel († dopo il 1132) figlia di Ruggero II e Mabile de Bellême, sposò Guarinus de Metz, signore di Châteauneuf-en-Thymerais (https://archive.org/details/ordericivitalish02ordeuoft/page/412/mode/2up?view=theater , https://archive.org/details/ordericivitalish02ordeuoft/page/414/mode/2up?view=theater). Da questa famiglia discendeva il nobile Hebert-Heberto padre di Guerrisius-Guerrisi e Yves di de Denonville (Warinus de Metz e Aimeria de Montgomery https://tuttostoria770638580.wordpress.com/2021/05/02/warinus-de-metz-e-aimeria-de-montgomery/). Notarius Guirrisio-Guerrisii Petrus 1265-1281 (https://tuttostoria770638580.wordpress.com/2020/09/29/notarius-guirrisio-de-pietro-1265-1281/).

Storia di Werisus e Adelinde (BLASONARIO DELLA CALABRIA)

Werinus o Guarnarius-Guerrasius, sposa Adelinde nel 750(2) figlia di  Ildeprando Duca di Spoleto,(3) entrambi sono i fondatori del monastero di Buchau nel 770.(4) La discendenza nobile della casata alla famiglia dei Guelfi o Welfen risale al Conte Guerino di Turgovia.(5)

L'abbazia di Buchau
L’abbazia di Buchau, venne fondata nel 770 sull’isola del fiume Federsee dal Conte franco Guerino e da sua moglie Adelinde (che continua tutt’oggi ad essere commemorata nella locale Adelindisfest). Il convento venne posto sotto sicura rendita finanziaria da Ludovico il Pio.

Isanbart (Conte di Turgovia e Altdorf) nacque attorno al 750, da Guerino di Turgovia e Adelinde. Menzionato nel 774 come direttore dell’ufficio contabile della contea di Turgovia, ha fatto molte donazioni al monastero di San Gallo (Svizzera).(6)

Stemma di Guerino di Turgovia e Adelinde
Stemma di Guerino di Turgovia e Adelinde

Unitosi in matrimonio con Ermentrude di Svevia (prima moglie), fu il padre di: Guerino di Provenza, con la seconda moglie di origine carolingia Thiedrada , nacque Hedwig (6) che sposa Guelfo I colui che diede il nome alla nobile famiglia dei Welfen o Guelfi.(7)

Guerino di Provenza († 853) figlio di Isanbart, definito Duca secondo il Chronicon S. Maxentii , nell’841 al comando dei provenzali e dei tolosani, si schierò con i nipoti Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico contro l’imperatore Lotario I.(8) Guerino cacciò dall’Aquitania Lotorio I,(9) Il Duca è stato importante per la battaglia di Fontenoy.(10) Sposato Albana o Ava, prima dell’ 825, come risulta da un documento di quell’anno, in cui son citati come marito e moglie, dall’imperatore, Ludovico il Pio che ricorda la fondazione da parte loro di un monastero nelle vicinanze di Cluny.(11) Fu Conte d’Autun, d’Alvernia, di Chalon, di Mâconnais, di Mémontois, d’Auxois, d’Arles e di Provenza.

Battaglia di Fontenoy
La battaglia di Fontenoy fu combattuta il 25 giugno del 841 tra l’imperatore Lotario I ed il suo alleato, il re Pipino II di Aquitania, contro il fratello Ludovico II il Germanico (nipote di Guerino di P.) ed il fratellastro Carlo il Calvo (nipote di Guerino di P.). Nel marzo dell’841 le truppe burgunde guidate da Guerino si unirono alle truppe di Carlo il Calvo, alla fine della battaglia si contarono circa 40.000 morti.

Hedwig figlia di Isanbart di Guerino di T.,(12) sposa Guelfo I, figlio del conte Rothard amministratore dell’Alemannia di Pipino il Breve con suo nonno il conte Guerino di Turgovia, attraverso il suo matrimonio con Welf o Guelfo diventa la matriarca della famiglia Welfen.(7)(13) Nell’819, diede la figlia maggiore, Giuditta, in sposa all’imperatore, Ludovico il Pio figlio di Carlo Magno.(14)

Giuditta,(14) figlia di Hedwig e del Duca Guelfo, sposa Ludovico il Pio e diventa imperatrice d’Occidente e regina dei Franchi.(15) Lottò con tutte le sue forze affinché il figlio Carlo il Calvo avesse una parte dell’eredità paterna. Nell’840, alla morte del marito, il figlio Carlo ricevette il titolo di Re dei franchi occidentali e Re d’Aquitania, Re d’Italia e Re di Provenza dal 875 al 877. Giuditta, dopo essersi ritirata nella città di Tours, morì nell’843.

Emma figlia di Hedwig e del Duca Guelfo, sposa nel 827 il Re Ludovico il Germanico (figliastro della sorella di Emma dei Guelfi , Giuditta dei Guelfi ),(14) secondo le Gesta quorundam regum Francorum, morì il 31 gennaio 876, nella città di Ratisbona.

Gisella figlia di Giuditta dei Guelfi e di Ludovico il Pio, sposa Eberardo Marchese e Duca del Friuli, importante figura politica, militare e culturale.(17) Quando la sua età gli permise di portare le armi, Eberardo iniziò a partecipare a numerose spedizioni militari. Chiamato Duca del Friuli e Marchese o Conte di Treviso, difese le sue terre contro le invasioni dei Bulgari e, tra l’852 e l’830, riuscì a scacciare definitivamente questi barbari dalla penisola italica. Rese i suoi servigi all’imperatore Ludovico il Pio; durante i tragici anni che andarono dall’830 all’839, nei quali il Sacro Romano Imperatore dovette affrontare la rivolta del suo stesso figlio.(16)

Guerino di Turgovia stemma dei Welfen
Stemma dei Welfen.

Eberardo esercitò la sua influenza su Lotorio I, figlio maggiore di Ludovico il Pio, per riuscire a riconciliare padre e figlio; è certo che fu dietro suo consiglio che, nell’839, Lotario si recò a Worms per implorare il perdono del genitore.(18)

Carlo il Calvo (nipote di Guerino di Provenza 777-853) figlio di Giuditta dei Guelfi e di Ludovico il Pio, è stato Re dei Franchi occidentali (840-877), Re di Aquitania dall’838, ma effettivo tra l’852 e l’855, Re di Lotaringia (869-877), imperatore dell’ Impero carolingio (875-877), Re d’Italia e Re di Provenza (875-877).(19) La sua nascita creò notevoli problemi, l’Imperatore Ludovico cercò di assegnare territori anche al figlio appena nato, ma dato che l’ordinatio non prevedeva un caso del genere, incontrò notevoli resistenze da parte dei tre figli Lotario (Imperatore e Re d’Italia), Pipino (Re di Aquitania) e Ludovico (Re di Baviera). Battaglia di Fontenoy 841.

Isembardo di Barcellona (c.820-dopo l’881) figlio primogenito del Duca Guerino di Provenza e di Albana o Ava, rientrato in Burgundia,  nell’853 affiancò il fratello, Bernardo I, nella contea di Alvernia e subentrò al padre, Guerino, nella contea di Autun, che tenne sino all’858, quando fu sostituito da Unifredo I di Tolosa. Nell’853 era stato nominato missus (funzionari che l’ imperatore inviava come suoi rappresentanti nelle varie parti dell’impero), da suo cugino Re Carlo il Calvo.(20) Sempre nello stesso anno il Re, autorizzò il ripristino della chiesa di Santa Croce Eduense, con l’approvazione di Isembardo.(21)

Stemma di Autun e della Provenza di Guerino.
Stemma di Autun e della Provenza del Duca Guerino.

Bernardo I d’Alvernia (?-d. il 862) figlio del Duca Guerino di Provenza, nell’853 affiancò il fratello, Isembardo di Barcellona, nella contea di Alvernia e subentrò al padre, Guerino, nella contea di Autun, che tenne sino all’858. Fu conte di Autun dal 846 al 862, in documento presente nel carteggio dell’abbazia Saint-Julien de Brioude, si ha notizia che il Conte Bernardo con la moglie, Liutgarda, nel 852 fece una donazione di una proprietà all’abbazia di Brioude, nel regno di Carlo il Calvo (suo cugino).(22)

Ermengarda II d’Alvernia figlia di Bernardo I d’Alvernia e di Liutgarda, sposa Bernardo III di Tolosa  (Piede di Velluto).(23) Nell’885 l’imperatore Carlo il Grosso (figlio di Ludovico il Germanico  e di Emma dei Guelfi o di Baviera), ora anche re d’Aquitania e di Provenza gli concesse il titolo di Marchesi d’ Aquitania a Bernardo III. Ermengarda morì nel 883 suo marito Bernardo nell’886, come risulta dal mortuario della chiesa principale di Lione, lasciando al figlio Guglielmo il Pio il titolo della contea d’Alvernia, mentre la contea di Tolosa ritornò alla famiglia Rouergue, dopo la morte del figlio Guerino di Tolosa.

Guerino di Tolosa (forse † 918) figlio di Ermengarda II d’Alvernia e Bernardo III di Tolosa,(24) Warin, citato in due documenti in cui si accenna a donazioni fatte al nipote, Alfredo d’Aquitania, nell’ottobre del 927. Nel documento del 2 ottobre del 927, un’altra donazione dello zio Guerino con il fratello Gugliemo (detto il Pio d’Alvernia o d’Aquitania) dell’abbazia di Cluny al nipote. Alfredo succedette al padre Alfredo I di Carcassonne nel 886 come marchese e conte di Gothia. Il nonno era Bernardo di Settimania (795-844) cugino di Oddone d’Orleans (780- 834).

Stemma della contea d'Aquitania
Stemma d’Aquitania

Guglielmo I il Pio figlio di Ermengarda II d’Alvernia e Bernardo III di Tolosa,(25) Nell’893, anno in cui Guglielmo viene citato in un documento dell’abbazia di Cluny come nipote della badessa Ada, diede ospitalità e protezione ad Ebalus il Bastardo, nuovo duca d’Aquitania, dopo la morte del padre, Ranulfo II. Guglielmo subentrò nel titolo e nella proprietà ad Ebalus (già da quell’anno viene citato come duca d’Aquitania), divenendo così uno dei maggiori feudatari dell regno dei Franchi. Tra il 909 e il 910, Guglielmo, assieme alla moglie fondò l’abbazia Benedettina di Cluny, come risulta da un documento dell’abbazia, dell’11 settembre 910, e, come primo abate fu nominando San Bernone di Borgogna.(26) Inoltre aveva concesso in dono alla chiesa di Roma tutti i suoi diritti sull’abbazia. Guglielmo morì, il 6 luglio 918 a Brioude, lasciando i titoli di duca d’Aquitania e conte d’Alvernia al nipote Guglielmo il Giovane (o II di Aquitania), figlio della sorella Adelinda o Adelaide.

GuerinoEngelberga figlia di Basone I di Provenza e Ermengarda d’Italia, sposa prima dell’898, il Marchese di Gotia, Conte d’Alvernia, del Berry, di Limoges, di Lione e di Macon, e Duca d’Aquitania, Guglielmo I il Pio (865-918), figlio del Duca di Settimania, conte di Autun, Conte di Rodez, Conte d’Alvernia e Conte di Tolosa, Bernardo Piede di Velluto (quindi nipote del Duca Guerino di Provenza e Bernardo di Settimania) e di Ermengarda († dopo il luglio 883), figlia del Conte Bernardo I d’Alvernia († 868) e di Liutgarda.(27) Il documento n° 205 dell’abbazia di Cluny, datato gennaio del 917, riferente di una donazione all’abbazia stessa, ci conferma che Engelberga è la sorella di Ludovico III (880-928), Re di Provenza, Re d’Italia ed imperatore.(28)

.wasserzeichen-projekte-9

.wasserzeichen-projekte-9-copia-copia

.wasserzeichen-projekte-17

.wasserzeichen-projekte-17 (1)

.

Abbaziale di Cluny
Guglielmo I assieme alla moglie Engelberga, fondò l’abbazia Benedettina di Cluny, come risulta da un documento dell’abbazia, dell’11 settembre 910.

Il nonno di Engelberga era Bivin di V. (822-877) figlio di Bosone il Vecchio (800 circa –855 circa) nell’826, ricevette da Ludovico il Pio dei territori nei dintorni di Biella nella contea di Vercelli. L’anno seguente, Bosone intervenne comme missus (funzionari che l’ imperatore inviava come suoi rappresentanti nelle varie parti dell’impero) a Torino per una questione concernente ai monaci dell’Abbazia di Novalesa.(29)

Berengario del Friuli (850 circa – 924) Marchese del Friuli (874-924), Re d’Italia (888- 924) e Imperatore dei Romani (915-924). Figlio di Gisella dei Guelfi e Eberardo Marchese e Duca del Friuli, nipote di Guerino di Provenza. Per alcuni storici e una certa retorica nazionalistica hanno fatto di lui un campione e un assertore dell’unita d’Italia.(30)

Gisla sua madre era probabilmente Bertilla, la prima moglie di Berengario I (o del Friuli); e poiché le nozze fra Bertilla e Berengario si svolsero verso l’875, si presume che Gisla sia nata l’anno successivo. Sposa Adalberto da questa unione egli ebbe Berengario II di Ivrea, nato intorno al 904 circa, che a sua volta divenne Marchese d’Ivrea e Re d’Italia dal  950 al 961.(31)

Arms of Robert Guiscard
Stemma del Duca di Puglia e Calabria, Roberto il Guiscardo o d’Altavilla.

Berengario Raimondo I (lo Storpio 1005-1035 padre di Bernegario I il Vecchio) figlio di Borrell II di Barcellona (993), nipote di Ermentrude d’Orleansd (830-869) cugina di Guerino di Tolosa (918). Bernardo di Settimania (795-844), nell’820 ricevette il ducato di Settimania da Ludovico il Pio (nipote di Guerino di Prov.),(35) Bernardo era cugino di Odonne d’Orleansd (padre di Ermentrude d’Orleansd ). Figlio di Bernardo era Bernardo III di Tolosa (Piede di Velluto 841-886) morì nell’886, come risulta dal mortuario della chiesa principale di Lione,(36) lasciando al figlio Guglielmo il Pio il titolo della contea d’Alvernia mentre la contea di Tolosa ritornò alla famiglia Rovergue, dopo la morte di Guerino di Tolosa.

Raimondo Berengario II (Testa di Stoppia 1054-1082), figlio di Raimondo Berengario I (il Vecchio) morì il 26 maggio 1076, come ci confermano il Necrologium Gerundensem (32) e gli Annales Barcinonenses,(33) lasciando il titolo di conte di Barcellona ai due figli gemelli Raimondo Berengario (Testa di Stoppia) e Berengario Raimondo (il Fratricida), come conferma il testamento pubblicato il 12 novembre 1076.(34) Secondo l’Ex Gesta Comitum Barcinonensium, Raimondo Berengario II sposa Matilde d’Altavilla (1059-1112) nel 1078.(37) Matilde figlia di Roberto il Guiscardo (1015-1085) Duca di Puglia e Calabria e Signore di Sicilia.

gu
Armoriale Francese di Hector Le Breton, uno dei più antichi documenti araldici della Francia. Riconosciuto dal XVII secolo come preziosa testimonianza storica, contiene circa 950 blasoni.  http://www2.culture.gouv.fr/Wave/image/archim/Pages/03082.htm

Continua a leggere “La Nobile famiglia Guerrisi”

L’ultima lettera Bolzano 12 gennaio 1943

BIELLA La storia della famiglia Guerrisi – la famiglia vive a Biella in Piemonte, originaria di Reggio Calabria. Partendo dalla documentazione originale di Domenico Guerrisi, con la lettera scritta a Bolzano il 12 gennaio del 1943, Deportazione e Resistenza. La famiglia negli ultimi anni conosce il nonno Domenico, deportato nel lager di Dachau a soli 21 anni “una storia di una famiglia che diventa storia nazionale ed internazionale, perchè di tale ampiezza furono le vicende della Resistenza nel nostro Paese.

.

124696517_367573707649029_3592373590523028078_n

Guerrisi Domenico Rocco 

Nato il 26/08/1921 a Polistena (RC)

Ultimo indirizzo: Via Timpa 25 Polistena

Padre: Guerrisi Vincenzo

Madre: Pronestì Maria Concetta

moglie: Dieni Concetta

Queste sono le parole che ha scritto, nel gennaio 1943: Carissimo zio, vi do notizia della mia ottima salute, e cosi spero sentire da voi e parenti. Vi do purtroppo una notizia poco allegra, cioè che mi trovo in prigione, denunciato il perchè sono scappato  a casa. Vi prego casa , di spedirmi un pò di moneta perche mi trovo senza un soldo e non so neanche quando mi condurranno al carcere giudiziario basta , porgete i miei più cari saluti in famiglia da me vi ricevete i più affettuosi abbracci, e sono vostro affettuoso nipote. Guerrisi Domenico

ggggggguuuu-1

Domenico Guerrisi, nato a Polistena (Reggio Calabria) il 26 agosto 1921, residente a Polistena in Via Timpa n° 25 (Reggio Calabria).

In servizio presso il 52º Reggimento Artiglieria, Divisione Fanteria Torino– Arma o Unità: Artigliere, fu Vincenzo Guerrisi e Maria Concetta Pronestì.

Venne chiamato alle armi dal Distretto Militare di Reggio Calabria, venendo assegnato al 52º Reggimento Artiglieria, Divisione Fanteria Torino.

Il 12 gennaio 1943, scrive una lettera allo zio: dove dichiara che si trovava in carcere, perchè cerca di ritornare dalla famiglia a Polistena, dal documento dell’Ufficio del Distretto militare di  Reggio Calabria, risulta, che Domenico si ribella alla guerra, si trova recluso nel carcere di Peschiera del Garda (Verona) per diserzione e insubordinazione. Condannato dal tribunale militare di guerra di Verona con sentenza del 31 marzo 1943, alla pena di anni sei e mesi sei.

Sempre dagli atti dell’Ufficio del Distretto militare di  Reggio Calabria, risulta, che in data 8 settembre 1943, mentre si trovava nelle carceri  di Peschiera del Garda, viene deportato in Germania in seguito all’evacuazione, ordinato dai tedeschi. Di lui si ebbero notizie sino al giorno 8 settembre del 1943, giorno dell’Armistizio, firmato dal Generale Badoglio, Armistizio che portò allo sbandamento dell’Esercito Italiano.

Si veniva così a conoscenza che, il Guerrisi arriva nel campo di concentramento di Dachau il 22 settembre, gli assegnano il numero di matricola 54230. La famiglia non ha più notizie di Domenico.

Gli internati venivano sottoposti a terribili sevizie, violenze fisiche e psicologiche, molestie, abusi ed altro. Abbiamo notizie da questo articolo (https://www.labottegadelbarbieri.org/i-primi-italiani-ribelli-da-peschiera-del-garda-a-dachau/?fbclid=IwAR1UzOKJRuaWPLYIUxPYLBS6DER4GBDkABHHvKMylHCXu3yGIc8RsNalYWA); All’alba del 22 settembre ecco Dachau: tra cani lupo e SS i 1800 prigionieri si fanno a piedi sotto la pioggia altri tre chilometri sino al campo. La prima impressione è positiva: “Tutto ordinato, fiori, piante, baraccheforse c’è la protezione della Croce Rossa”. Oltre la scritta “Arbeit macht frei” sono i primi italiani a entrare in campo di concentramento. Cinque minuti dopo è follia: ordine di svestirsi totalmente, lì, sul piazzale, all’aperto, sotto la pioggia. E a lungo restano in attesa di chissà cosa: operazioni di schedatura, depilazione, disinfezione e doccia. Poi qualcuno porta via le loro cose. Per non farsele prendere e difendersi dal freddo, ne fanno piccoli falò: “Abbiam acceso camicie, un po’ di fuoco per scaldarci” ricorda Michele Lupoli. Dai fagotti arrivano sui fuochi portafogli, fazzoletti, mutande, maglie. “Che coraggio gli italiani!” apprezzano altri prigionieri e uno spagnolo li avvisa: “Attenti, rischiate la fucilazione!”. Poco dopo con le prime nerbate il kommandoführer li dichiara sabotatori con tanto di triangolo nero. Botte, numeri, vesti, castelli, sbobba: tutto è assurdo, punizioni come sistema lager. Ma non è che l’inizio. Pochi giorni dopo li invitano a far rapporto su ciò che non va: si fa avanti una dozzina d’audaci. Senza conferire tornano dopo ventiquattr’ore di stehzellen, “digiuni in piedi in cunicoli verticali stretti e chiusi come bare, così angusti da neppur star rannicchiati”. Poi fan loro calare i calzoni, li chinano sul tavolo e, a partire dal bersagliere romano capodrappello, ricevono ognuno 25 nerbate perché “le lagnanze son manifestamente infondate”.

In data 17 ottobre 1944, un amico commilitone  Albanasteri Filippo invia una lettera alla famiglia, veniva affermato che il 20 settembre del 1943 erano stati catturati dai tedeschi e portati al campo di Dacao [nda Dachau] dove rimasero assieme fino al 13 ottobre. Poi riferisce che furono ancora assieme fino al 7 marzo 1944 e che poi questo amico lo divisero da Domenico Guerrisi il 17 ottobre 1944 e lo portarono nel Tirolo superiore. Poi questo commilitone venne riportato a Dacao, e dice che da quel giorno che li separarono non lo vide più. […].

Trasferito al campo di concentramento di Buchenwald il 4 dicembre 1944, registrato con il numero detenuto 101.172. Viene assegnato al campo di lavoro di Ohrdruf ( faceva parte del complesso concentrazionario di Buchenwald). Le condizioni di vita a Ohrdruf erano molto poveri; il 12 gennaio 1945 Domenico, si trovava in un gruppo di detenuti malati, trasferito di nuovo al principale campo di Buchenwald con il numero di matricola 106.504. Ospite nel blocco 67 viene messo a lavorare sul posto di lavoro Unità “20 a”; numero che si riferisce alle persone “invalide”. All’inizio di aprile del 1945 i migliaia di prigionieri furono costretti  alle marcia della morte , marcia forzata di prigionieri, di guerra o altra natura, sottoposti a digiuno, fatiche fisiche estreme, esposizione agli elementi, esecuzioni sommarie o maltrattamenti che ne provocano la morte. Il Guerrisi deceduto a 23 anni, tra la fine di gennaio e aprile del 1945, con migliaia di deportati.

La seconda lettera,  scritta dal commilitone il sig. Albanasteri Filippo.

007

.008

.010

Negli anni cinquanta del novecento gli conferiscono la medaglia Croce al merito di Guerra come deportato in Germania dopo l’8 settembre 1943. In data 2 giugno 2017 è stato disposto il conferimento della Medaglia d’Onore alla memoria del soldato Guerrisi Domenico.

.

1) Nuovamente scomparsa la “vecchia” banca dati delle sepolture

https://dimenticatidistato.com/2016/01/18/nuovamente-scomparsa-la-vecchia-banca-dati-delle-sepolture/

2) ELENCO ALFABETICO COMPLETO CON DATI DI BASE

https://dimenticatidistato.com/2016/04/02/elenco-alfabetico-completo-con-dati-di-base/

3) Scompare per l’ennesima volta la “vecchia” banca dati dei caduti e dispersi della Seconda Guerra Mondiale https://dimenticatidistato.com/2020/02/16/scompare-per-lennesima-volta-la-vecchia-banca-dati-dei-caduti-e-dispersi-della-seconda-guerra-mondiale/

4) Deportati a Dachau, Buchenwald, Gross Rosen, Natzweiler e Neuengamme

https://dimenticatidistato.com/2016/09/08/deportati-a-dachau-buchenwald-gross-rosen-natzweiler-e-neuengamme/

© Tutti i diritti riservati.

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito